Sito del Comune di Tuoro sul Trasimeno provincia di Perugia, regione Umbria, Italia

Museo merletto

Il palazzetto si trova di fronte all’uscita del porto su via Guglielmi. L’edificio è di origine medievale mentre la facciata è un rifacimento ottocentesco. Nel XIX secolo fino a qualche decennio fa fu sede delle Opere Pie Isola Maggiore istituzione assistenziale che continuando la tradizione assistenziale delle Confraternite sempre numerose sull’isola fu rifondata da papa Pio VII nel 1803. L’edificio è destinato ad ospitare il museo del pizzo d’Irlanda tale tipo di lavorazione del merletto ad uncinetto fu introdotta dalla marchesa Elena, figlia del marchese Giacinto Guglielmi, nel 1904. La signora fece venire una maestra direttamente dall’Irlanda per insegnarne la tecnica alle ragazze dell’Isola. Per la lavorazione si utilizzano filo ed uncinetto sottilissimi in modo da ottenere effetti minutissimi di ricamo. La scuola continuò fino alla metà del secolo guidata dalla signora Elvira Tosetti in De Sanctis che usava leggere alle ragazze per rendere più vivace il lavoro, brani della Gerusalemme liberata. In questo modo si spiega l’origine di alcuni nomi di tradizione epica presenti nell’isola che avevano colpito la fantasia delle isolane a tal punto da assegnarli ai propri figli. Le principali applicazioni riguardavano tovaglie, colletti, fazzolettini, guanti, ma anche interi vestiti. L’arte del merletto fu in seguito tramandata dalle donne dell’isola di madre in figlia ed è tutt’ora praticata. Una scelta di manufatti è esposta nel palazzo già sede delle opere pie Isola Maggiore.

L’Oratorio della Buona Morte. La chiesa della buona Morte con funzione di oratorio per i membri dell’ omonima confraternita fu costruita nel 1576. Compito principale della confraternita era quello di assicurare un degna sepoltura anche ai più poveri o a coloro che non avevano parenti. La struttura originale dell’edifico che aveva al suo interno tre altari è stata radicalmente manomessa con la vendita e successiva trasformazione in residenza privata avvenuta negli anni sessanta del ‘900.

Altri edifici di rilievo. Lungo la via Guglielmi spesso in parte nascosti da integrazioni e rifacimenti si nascondono numerosi edifici il cui impianto è di origine medievale del XIII - XIV secolo. L’edificio ad uso civile che più di tutti mostra ancora i suoi caratteri trecenteschi si trova percorrendo via Guglielmi verso destra in direzione del convento francescano. Il palazzetto sorge sul lato sinistro della strada, costruito in pietra arenaria si articola su tre piani con un avancorpo sulla destra il cui piano terra è costituito da un porticato. Eleganti finestre monofore con archi a tutto sesto si distribuiscono sulla facciata. Sopra il portale di sinistra figura uno stemma di difficile identificazione. Si tratta di una croce tipologicamente simile a quella degli ordini religiosi militari da alcuni identificata con quella templare, ma l’assenza di ulteriori conferme documentarie non permette conclusioni certe.

Pieve di San Michele Arcangelo.
Sorge sulla sommità dell’Isola. Dal porto, appena raggiunta via Guglielmi si prenda a destra per circa 100 metri, per poi imboccare un breve sentiero scalinato in salita. Esterno - La chiesa nella forma attuale dovrebbe risalire al XIII secolo periodo al quale rimanda anche il documento più antico in cui è menzionata, datato 1238. Non è da escludere però che esistesse anche un edifico precedente, la facciata è liscia con un campanile del tipo detto a vela. Il portale principale invece è frutto del restauro che la chiesa subì nel 1933. Interno – solitamente si entra dalla porta posta sul fianco destro. L’interno è ad unica navata tagliata ad archi e diaframmi a tutto sesto . L’importanza della chiesa è legata in particolare alle testimonianze pittoriche che ospita e che ne fanno uno degli edifici più ricchi ed interessanti dell’area del lago Trasimeno dal punto di vista storico-artistico. Le opere superstiti abbracciano un arco cronologico molto vasto che parte dalla fine del XIII secolo sino ai primi anni del XIV. Particolarmente significativo è il fatto che attraverso gli affreschi che rivestono le pareti della navata, l’arcone trionfale e la tribuna absidale compresa la volta a crociera che la ricopre, è possibile seguire le tappe evolutive più rilevanti che caratterizzano la pittura perugina ed umbra del periodo. A queste testimonianze di notevole qualità si affiancano opere più modeste nate dalla devozione di personaggi di estrazione più umile ed in cui spesso si ripetono i medesimi soggetti la Madonna col Bambino o i santi Sebastiano e Rocco invocati contro la peste. I dipinti – la visita procede in ordine cronologico.

- Madonna con Bambino: subito a sinistra entrando dalla porta laterale si trova l’opera più antica che la chiesa conserva. E’ un affresco raffigurante la Madonna col Bambino databile tra il penultimo e l’ultimo decennio del XIII secolo. E’ un‘opera che risente ancora di formule di tipo bizantino ed imita una celebre tavola di un antico maestro attivo a Perugia detto “maestro del trittico marzolini” conservato a Perugia nella galleria Nazionale dell’Umbria. Un’altra tavola della stessa bottega artistica si trova nella chiesa di Santa Maria di Ancaelle sulla riva sud del Trasimeno nei pressi di Sant’Arcangelo.

Assunzione delle Vergine: Dal fondo della chiesa nella seconda campata della parte sinistra si conserva seppure molto deperito un affresco rappresentante l’Assunzione della Vergine. La Vergine con a fianco il Cristo viene trasportata in cielo da quattro angeli. La Madonna è riconoscibile dall’abito rosso mentre la figura di Cristo sulla destra è quasi totalmente scomparsa. L’affresco è databile su base stilistica attorno al 1290 e spetta alla mano di un artista di notevole livello, già influenzato dagli affreschi che il pittore fiorentino Cimabue aveva da poco lasciato nella basilica superiore di San Francesco ad Assisi.

Maestà: nella stessa parete sinistra ma nella terza campata è dipinta una grande Maestà quasi del tutto scomparsa. Resta infatti la parte superiore dell’architettura del ciborio che proteggeva il fastoso trono che doveva ospitare il gruppo della Madonna col Bambino del quale si conserva il solo busto della Vergine. Quanto resta però è sufficiente a comprendere la solennità e la grandiosità dell’immagine . Lo stile del raffinato pittore che la eseguì attorno al 1305 data che compare in basso sulla destra mostra caratteri giotteschi. Fu cioè dipinta da un artista forse umbro che recepì molto presto il linguaggio messo a punto da Giotto sulle pareti della Basilica Superiore di Assisi.

Deposizione: l’affresco occupa l ‘ultima campata della parete sinistra. L’iscrizione in basso riporta la data di esecuzione 1446. Nonostante il cattivo stato di conservazione della superficie dipinta la rigorosa organizzazione dello spazio e dei personaggi è stata interpretata dagli studiosi come una possibile e precoce influenza sull’artista delle opere di Piero della Francesca. Perciò se ne è attribuita la paternità o ad un artista di cultura umbro- camerinese o anche a Lazzaro Vasari, avo del noto storiografo e artista aretino Giorgio Vasari.

S. Bernardino da Siena: a fare angolo con l’opera precedente è un affresco che rappresenta San Bernardino da Siena. E’ un affresco con caratteri già rinascimentale databili per motivi stilistici attorno al 1460-70 poco dopo la canonizzazione del santo avvenuta nel 1450. Bernardino è fondatore del movimento dell’osservanza francescana al quale aderì in convento francescano di Isola Maggiore. Alla base della predicazione del santo era la devozione la nome di Gesù. Nell’affresco infatti tiene in mano una tavoletta con il monogramma del nome di Gesù IHS. Simili tavolette venivano esposte alla devozione dei fedeli nelle sue appassionate prediche che raccoglievano anche migliaia di persone.

Croce dipinta: sopra l’altare campeggia una bellissima croce dipinta del XV secolo. E’ la figura di Gesù crocefisso - sono affiancati sulle tabelle laterali a sinistra la Vergine la cui immagine è ormai quasi illeggibile e a destra San Giovanni evangelista. Nella tabella superiore le tre figurine di santi sono a sinistra San Gerolamo, al centro San Michele Arcangelo e a destra San Leonardo cui era dedicata una chiesa sull’isola. In basso ai piedi della croce sono inginocchiati la Maddalena e San Francesco cui era tributata una fortissima venerazione per il suo passaggio ad isola Maggiore e per la stessa presenza del convento francescano. Dal punto di vista stilistico è un’opera pienamente rinascimentale che risente del linguaggio di pittori fiorentini come il celebre Beato Angelico ed il suo allievo Benozzo Gozzoli entrambi attivi in Umbria. E’ databile attorno al 1460-70 e fu probabilmente realizzata da Bartolomeo Caporali uno tra e principali artisti perugini della seconda metà del XV secolo.

Affreschi della Tribuna: nella zona dell’altare maggiore esattamente sulla volta a crociera della tribuna e sui lati della partete verso la navata fu realizzato un ciclo di affreschi più o meno negli stessi anni in cui fu dipinta anche la croce cioè attorno al 1460-70. L’impresa fu affidata ad una bottega di pittori forse folignati anch’essi aggiornati sul linguaggio rinascimentale fiorentino. Sulle quattro vele che formano la volta a crociera sono rappresentati come di consueto i quattro evangelisti affiancati dal loro stesso simbolo con cui sono identificati nell’Apocalisse ovvero il leone per San Marco, il toro per San Luca, l’aquila per San Giovanni e l’angelo per San Matteo. Anche le fasce decorative che delimitano i quattro spazi triangolari sono riccamente decorate con festoni e piccole teste dalle espressioni più varie. Sulla parte che affaccia verso la navata che prende il nome di arco trionfale trovano invece posto una grande scena di Annunciazione nella parte alta nella quale è meglio conservata nella parte di destra con la Madonna Annunciata. Più in basso sul lato destro, sono rappresentati San Francesco e Santa Caterina d’Alessandria ben riconoscibile per il suo attributo iconografico: la grande ruota dentata con la quale subì il martirio. Sullo spessore dell’arcone trionfale sono dipinti a mezzo busto Cristo risorto al centro, affiancato dai dodici apostoli.
Giovan Battista Danti e del volo planato. Fu probabilmente da questa zona nei pressi della chiesa di San Michele Arcangelo, il punto più alto dell’isola, che presero il via verso la fine del XV secolo molti degli esperimenti di volo di Giovan Battista Danti, ingegnere,matematico e fisico perugino. Danti a differenza di quanto sperimentava negli stessi anni Leonardo Da Vinci tentando di imitare il volo degli uccelli con delle ali mobili ideò delle ali fisse che sorreggessero il peso del corpo e permettessero di planare nell’aria. Ben noto è l’episodio in cui l’ingegnere perugino sperimentò questa tecnica lanciandosi nel centro di Perugia nel 1498 rischiando la vita per la rottura di una delle ali. Ma è risaputo che gli esperimenti di volo erano solitamente svolti sulle acque del lago ed un punto come questo presentava caratteristiche ideali per gli spericolati voli di questo ardito scienziato del rinascimento.

Ruderi della chiesa di San Leonardo. A mezza costa tra l’abitato e la chiesa di San Michele Arcangelo, raggiungibile difficilmente attraverso un breve ma poco visibile sentiero restano i ruderi della chiesa di San Leonardo costruita nel 1421, della quale si hanno scarse notizie oltre quella che nel 1483 fu unita all’oratorio del Buon Gesù. San Leonardo monaco benedettino vissuto nel VI secolo era venerato nel medioevo come protettore di tutti i prigionieri in favore dei quali, secondo la tradizione, il santo era solito intercedere quando viveva alla corte del re Franco Clodoveo. L’immagine del santo rappresentato in genere con in mano le manette compare anche nella croce dipinta conservata nella chiesa di San Michele Arcangelo.

San Francesco ed isola Maggiore. Francesco d’Assisi santo universalmente noto, fondatore dell’ordine francescano, durante la sua vicenda terrena fino alla morte avvenuta nel 1226, predicò ed operò miracoli in molte città e paesi soprattutto umbri. La notizia del passaggio di San Francesco ad Isola Maggiore è presente fin dalla vita prima di Tommaso da Celano la prima biografia ufficiale del santo terminata già nel 1229, un anno dopo la canonizzazione di San Francesco. Qui si parla di un episodio miracoloso avvenuto sull’isola che ha per protagonista un coniglietto selvatico. La bestiola catturata da qualcuno e consegnata al santo venne da Francesco immediatamente liberata, ma questa invece che scappare verso il bosco si rifugiò nel grembo di Francesco invitata più volte a fuggire immancabilmente saltava tra le sue braccia. Di una intera quaresima trascorsa da San Francesco sull’isola parla invece un’ altra fonte tuttavia più tarda della precedente: i fioretti. Secondo questa tradizione, Francesco che si trovava ospite il giorno di carnevale di un suo devoto amico abitante nei dintorni del lago, fu ispirato da Dio a trascorrere sull’isola del Trasimeno l’intera quaresima in digiuno e preghiera. L’amico l’accompagnò sull’isola dove il santo portò con sé solo due pani. Quando quaranta giorni dopo tornò a riprendere Francesco, si accorse che aveva ancora conservato un pane e mezzo. Altra tradizione vuole che durante il tragitto in barca sul lago si abbattè una tempesta sedata miracolosamente dal santo che riusciva anche nel turbinare dei venti a tenere una candela accesa.

Chiesa e convento di San Francesco. Le prime notizie della presenza di frati francescani all’isola Maggiore risalgono alla fine del duecento. Ma la chiesa ed il convento di San Francesco furono costruiti sull’isola alcuni decenni più tardi nel 1328 a sede del Comune di Perugia. Per la chiesa fu adottata una struttura architettonica simile alla Basilica Superiore di Assisi, casa madre dell’ordine. La visita è al momento sconsigliata perché la struttura è pericolante necessita di un intervento generale di consolidamento e restauro auspicabile in tempi brevi. L’interno è ad unica navata con campate coperte da volte a crociera. L’abside era decorato da un affresco che ricordava l’episodio della tempesta sedata operato dal santo, secondo la tradizione, durante la traversata in barca fino ad isola Maggiore. Tale dipinto andò però distrutto con l’ampliamento che interessò questa parte della chiesa tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Una lapide ricordava la consacrazione avvenuta nel 1543. Le opere d’arte che decoravano la chiesa sono ora conservate presso altre sedi per motivi di sicurezza. Nel convento dimorò nel 1459 papa Pio II Enea Silvio Piccolomini. Nel 1816 crollò il campanile della chiesa rovinando la volta. Convento e chiesa dopo l’abbandono dei frati in seguito alla soppressione degli ordini religiosi avvenuta dopo l’Unità d’Italia nel 1860, furono venduti ai marchesi Guglielmi che ne operarono una completa ristrutturazione con numerosi ampliamenti.

Da Convento a villa Guglielmi. Nel 1883 il Consiglio Comunale di Tuoro deliberò autorizzato dal Consiglio di Stato la vendita dell’ex convento francescano e dell’annessa chiesa. Il complesso fu acquistato da un ricco marchese di Civitavecchia Giacinto Guglielmi in due momenti: nel 1887 si assicurò il convento per la cifra di 2.200 lire, quattro anni dopo acquistò la chiesa per 1.000 lire. Gli interventi sulle strutture furono di notevole impatto ed il convento fu trasformato in vero e proprio castello a pianta quadrata con bastioni in merlatura il tutto in stile neo gotico al quale fu dato il nome di castello Isabella moglie del marchese. All’interno fu dotato di spaziosi e lussuosi saloni un’ ambiente da destinare a teatro, un’ ampia sala da pranzo una galleria che ospitava una vastissima gamma di dipinti e oggetti in madre perla. Per favorire l’arrivo degli ospiti nel 1890 il marchese fece anche costruire un porticciolo sulla riva di Tuoro ed acquistò un piroscafo con ruote laterali che collegasse l’isola con la terra ferma. Il castello fu inaugurato con una grande festa nel 1891 e divenne luogo di incontri mondani tra famiglie della nobiltà romana e fiorentina. Ora, da alcuni decenni versa in stato di abbandono in attesa di un urgente quanto costoso restauro.

I luoghi in memoria del passaggio di San Francesco. Il principale ricordo del passaggio di Francesco può essere considerato lo stesso convento con l’affresco trecentesco che rappresentava il miracolo della tempesta sedata che già in antico evidentemente era parte di una tradizione orale. Altri luoghi sono tuttora venerati come quelli del passaggio e del soggiorno di Francesco durante la quaresima che il santo, secondo la tradizione dei fioretti, passò sull’isola. Se ne trovano lungo il sentiero che circonda l ‘isola nei pressi della riva, sul lato affacciato verso Passignano e l’isola Minore. Nel luogo dove il Santo approdò un cappellina protegge la fonte che Francesco stesso, secondo la tradizione, scavò con le sue mani facendovi scaturire dell’acqua. Sopra di essa una statua lignea molto rovinata ne ritrae le sembianze. Un masso posto a poca distanza presenterebbe ancora impressi i segni dei gomiti e delle ginocchia del santo. Una seconda statua in bronzo si erge sulla riva a poca distanza; è un dono dei frati francescani di Santa Croce di Firenze nel 1982. Altra cappellina custodisce una pietra considerata il giaciglio del santo durante il soggiorno quaresimale.

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